Cambiamenti

Quel giorno di giugno del 2014 “Mi ritrovai in una Selva Oscura…”.
Sì, nell’arco di 24 ore passai da una situazione lavorativa sicura, certa, attestata da quindici anni di assunzione impiegatizia, continuata e continuativa, in una totalmente nuova, della quale non ne conoscevo fino a quel momento l’esistenza e non la potevo immaginare: il licenziamento per cessazione dell’attività dell’azienda per cui lavoravo!

Una storia simile a quella del febbraio del 2007, nella quale la mia sana salute da poco più che ventottenne e madre da pochissimi mesi, venne segnata da una diagnosi di Sclerosi Multipla.
O a quella del gennaio 2014, in cui per la seconda volta mi venne incrinata e sottolineata l’altra mia malattia: la Sclerosi Sistemica.
Al Peggio non c’è mai fine? In teoria no, ma non è questo il punto.
No, è semplicemente Questione di Cambiamenti.
Per esempio, in questo Adesso, non sono già più la stessa dell’Adesso nel quale sto scrivendo l’avverbio, né il finto foglio bianco digitale di fronte a me lo è, perché ho inserito parole. E nemmeno l’Adesso di chi sta leggendo, e come ha letto l’Adesso è già cambiato.
Così, mentre scrivo in questo Adesso, mi torna in mente una riflessione con una cara amica, allietate dall’aroma di un caffè caldo. Sembra impossibile, ma chi è donna, lo sa, che a volte, solo a volte, tra amiche possiamo anche essere serie! Ed essere serie non significa essere noiose, tutt’altro! Ed ecco che ci siamo messe a riflettere sulla teoria del Divenire di Eraclito. Così abbiamo preso un testo di filosofia e ci siamo messe a leggere…
Tutto il mondo viene considerato come un enorme flusso perenne nel quale nessuna cosa è mai la stessa, poiché tutto si trasforma ed è in una continua evoluzione.
Eraclito identifica la forma dell’Essere nel Divenire, dacché ogni cosa è soggetta al tempo e alla sua relativa trasformazione. Eraclito sostiene che solo il cambiamento e il movimento siano reali e che l'identità delle cose uguali a se stesse sia illusoria: per Eraclito tutto scorre (panta rei).
"Nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte, perché né l'uomo né le acque del fiume sono gli stessi". In realtà il famoso motto "panta rei" non è attestato nei frammenti di Eraclito giunti fino a noi ed è probabilmente da attribuirsi al suo discepolo Cratilo, che svilupperà il pensiero del maestro, estremizzandolo.



Questi però sono gossip e ci interessa la sostanza, non la forma. E’ successo quindi a un certo punto della chiacchierata che mi sono ritrovata a rivivere un dèjà vu della mia vita e non ero più di fronte al nostro caffè fumante. Sentivo parlare la mia amica in sottofondo, mentre le immagini e le situazioni vissute in passato scorrevano davanti ai miei occhi, insieme alle emozioni più o meno positive di quei tanti momenti nei quali i cambiamenti erano stati così evidenti nel corso degli anni.
Ma in tutti quei frames del video che fluttuavano davanti a me, c’era sempre un finale comune.
Il “the end” che mi caratterizza: guardare al cambiamento in maniera positiva!
Le mie malattie mi hanno fatto guardare al mondo con occhi diversi, e con la loro evoluzione non prevedibile, sono riuscite a farmi capire quanto sia tutto precario. Sembra banale, ma non lo è fino a che non lo si vive. E per questo motivo ho iniziato a guardare la vita con gli occhi di chi la prende a grandi morsi senza lasciare neanche l’ultima briciola! Le mie malattie mi hanno insegnato a godermi ogni singolo istante, anche quegli istanti che prima trovavo insignificanti.
E così la perdita del mio lavoro fu una Grande, Immensa Opportunità!
Forse, senza quella, non sarei salita su tutti quei treni che sono passati davanti alla Stazione dei miei Sogni! Quello è stato quindi il momento, nel quale il Cambiamento della mia situazione lavorativa mi ha messo nella condizione di predispormi a realizzare il mio Grande Sogno!
Da quel giorno, ho preso treni a non finire, anche nel vero senso della parola, visto che le mie valigie sono sempre mezze fatte o disfatte e mi si può incontrare più facilmente nelle varie stazioni che al bar sotto casa a fare colazione.
E non è certo un caso il nome del mio blog “Domani è un altro forno…” Altro non è che l’espressione di tutto il mio pensiero sui Cambiamenti. Così, rivedo tutti i forni, più o meno complicati nel funzionamento, conosciuti sulle rotaie di questo bellissimo viaggio fino ad oggi, tutti i timer a cui ho dato la mano…ops, l’impronta digitale!

E fantastico, imprevedibile e multiforme è il design di quanti ne ho incontrati e ancora ne incontrerò.
E restando in tema, mi sono spesso chiesta che cosa c’è in una cucina più del forno che da il senso del Cambiamento e del Divenire. La risposta sta in questo: ogni volta che inforniamo qualcosa, restiamo spessissimo lì, davanti al vetro, con gli occhi incollati a guardare quelle goduriose e splendide creature che al di là di una trasparente protezione cambiano il loro aspetto, crescono, lievitando minuto per minuto. E si colorano con il calore dell’alta temperatura, cambiano la loro consistenza e divengono una leccornia per gli occhi prima e dopo per il palato.
Chi vorrebbe mangiare un ciambellone non cotto, un pollo dalle carni crude, un croissant sfogliato e lievitato senza averlo prima visto cuocere fino al cuore e senza la formazione di quella crosticina croccante esterna che ci fa socchiudere gli occhi dal godimento quando lo si mette sotto ai denti?
E allora facciamo un po’ come il forno, trasformiamo i nostri Cambiamenti in un Divenire Positivo!

Ora il tono di sottofondo delle parole della mia amica risuona come il timer del forno: “Ale…Ale…Ale…”
Ritorno in me, ma ero in me anche prima, forse ancora di più di quando sto con gli altri. Scoppio in un bel sorriso e torno a sorseggiare dalla tazzina!

Poi, come un personaggio dei fumetti al quale viene un’idea, vedo apparirmi la lampadina vicina al viso
- Dai, accendi il forno a 180°C, adesso ci divertiamo! Facciamo dei muffin al caffè e noci.
Mi alzo, prendo dal cestino accanto a me alcune noci e inizio a schiacciarle, visto che non ho mai tempo per andare in palestra. Credo che questo sia un ottimo modo e alternativo per tenere attivi i miei bicipiti. Anche perché dovrò ottenere almeno 160 gr di gherigli
E’ una ricetta che mia madre aveva trascritto nel suo ricettario che profumava di vaniglia. Me la rivedo ancora davanti ai miei occhi curiosi pieni di infanzia, tirar fuori quel quaderno nel quale, oltre alla sua calligrafia, faceva sempre capolino qualche residuo di farina o qualche gocciolina di caffè dalle precedenti lavorazioni.

La mia amica, intanto, rimette sul fornello un’altra moka di caffè, ce ne servono 16 cucchiaini. Sedici per centosessanta grammi, sembra una cabala. Poi, mentre io sono ancora in pausa fitness con le noci, inserisce nella ciotola dello sbattitore 4 uova e 250 gr di zucchero semolato. Il rumore mi ricorda un cantiere in lavorazione, magari i muffin sono le case di minuscoli folletti.
Finito il mio lavoro, butto un occhio alle uova, e visto che sono ben montate, aggiungo il caffè ormai tiepido.
Nel frattempo ho setacciato 150 gr di farina, 100 gr di fecola e una bustina di lievito e li inserisco nella ciotola dell’impastatore. Probabilmente in cucina ho quattro mani, ma credo sia una caratteristica di molte Donne, quella con la D maiuscola, senza alcuna presunzione, siamo tante, solo che non ce lo riconoscono.
Quando tutto si è ben amalgamato, prendo i gherigli, e prima di lasciarli cadere nella ciotola, li spezzo in maniera irregolare schiacciandoli tra le mani. Un gusto quasi sadico, ma quel rumore è poesia, sono piccoli tamburi lontani, qualche cosa di etnico, di africano immagino, se fossi mai stata in Africa.
Ora, siamo pronti a versare il composto nei pirottini per muffin, che, a proposito delle mie numerose mani, ho già imburrato e infarinato mentre facevo non so che cosa d’altro. Ci siamo, apriamo il forno ed inseriamo la teglia. Lo so già, durante la cottura, i nostri occhi rimarranno lì, incollati al vetro e l’acquolina non abbandonerà per un solo attimo le nostre fauci.
Che il Cambiamento abbia inizio!
Apro il forno, tutto è concluso, i muffin hanno il colore della terra di siena: alla vista perfetti, al gusto, anche. Sono proprio brava. E anche la mia aiutante.

- Per quanto tempo sono stati in forno? Mi chiede

-  Non lo chiedere mai – le rispondo - Ogni forno ha una sua coscienza e lo stesso i pirottini, a seconda del materiale, del peso o della forma. L’unico sistema per controllare la cottura è la prova stecchino. Ma sii delicata, non si devono vedere i buchi.

(Redazione Carlobruno&associati - Pubblicazione presentata ad Expo 2015)

Foto by Vanessa Illi

Cambiamenti Condividi questo articolo
Copyright © 2014 Domani è un altro forno... di Alessandra Petterini. C.fisc: PTTLSN79S69L191B. All right reserved | Project by Life Color