Il Barattolo Ermetico

Mi ha sempre divertito vedere quel Barattolo, che non vuole saperne di aprirsi, passare di mano in mano nella speranza che qualcuno ci riesca. A suon di sforzi, prima o poi arriva sempre qualcuno che sembra non fare alcuna fatica e voilà, come per magia il tappo si svita. Non avevo mai capito se il merito andava attribuito all’ultimo arrivato o a tutti quei piccoli o grandi sforzi che lo avevano preceduto. Almeno fino a quando è successo anche a me. Si, perché ad un certo punto, dentro quel barattolo ci sono finita io.

Sono sempre stata una persona spumeggiante e piena di vita e vitalità, ma ad un certo punto è successo anche a me quella sensazione di vivere rinchiusa in me stessa, costretta, imprigionata e destinata a startene lì dentro, in quel barattolo dove a farti compagnia ci sono soltanto domande orfane di risposte.
Guardi il mondo fuori e sembra che nessuno possa capirti, come se tu e solo tu fossi in grado di comprendere cosa sta accadendo, come se per vivere, o meglio sopravvivere, dovessi farti sempre più piccola dentro quel barattolo e usare tutte le forze rimaste per renderlo sempre più ermetico, sempre meno accessibile. Giorno dopo giorno.
Eppure un mondo là fuori c'è, ma vedi solo tante immagini che scorrono, che ti sfiorano, che ti passano davanti e se ne vanno come sono venute. E tu rimani lì a rimuginare sempre intorno alle stesse cose, agli stessi aspetti. E nell’apparente tranquillità di quel barattolo stai male, sempre più male, perché questo isolamento non ti fa stare meglio, anzi, inizi a star sempre peggio, sempre di più.
La cosa assurda è che ti guardi intorno e non sei sola. Vedi persone che ruotano intorno alla tua vita, che per vari motivi interagiscono giornalmente con te, eppure nessuno sembra accorgersi di nulla. Possibile che nessuno si accorge che tu stai male???
Questa è una domanda che continua a tormentarmi a distanza di anni...
Eh si, perché nonostante in quel barattolo mi ci sia chiusa da sola, la sensazione di abbandono che ho provato, non riesco proprio a sopportarla ancora oggi.
Quando il dottore mi diede la diagnosi, scritta nero su bianco, pensai alla mia vita, al mio futuro. Un futuro direttamente collegato a quello di mio figlio che si sarebbe dovuto sorbire tanti problemi a causa mia. Eppure, non so perché, all’inizio non pensai minimamente alla reazione delle persone che mi stavano accanto.
Ignoravo completamente che la prima grande montagna da scalare sarebbe stata proprio quella.
Mi accorsi degli sguardi di paura che mi scrutavano quasi di nascosto, delle domande imbarazzate e imbarazzanti, tipo: “come ti senti??” Pronunciate sempre con un filo di voce compassionevole e gli occhi rivolti in basso per paura di guardarla in faccia la malattia. Quante persone che avevano saputo e che hanno deciso di evitare di rivolgermi la parola per il terrore di essere contagiate dalla mia malattia, ho visto sfilare dall’interno del mio barattolo. Quasi si trattasse di una malattia virale trasmissibile con un semplice sguardo, con un solo abbraccio.
Così per anni mi son tenuta, per quanto possibile, tutto dentro, lì in quel barattolo ermetico. E scrivo “per quanto possibile” perché i familiari sapevano naturalmente tutto.
I miei genitori sono stati messi a dura prova, visto che sono anche la loro unica figlia. Li ho visti assaliti dai sensi di colpa per un futuro ormai segnato dalle infinite cause e conseguenze della sclerosi multipla. Come se la responsabilità fosse tutta loro, hanno cominciato a vivere un calvario interno che li ha portati a chiudersi inconsciamente in una strana “Sindrome del Silenzio”. Così hanno cercato di evitare con tutte le loro forze il discorso, facendo molte volte finta che questo “problema” non fosse toccato davvero a me.
Dall’altra parte mio marito. Ci eravamo sposati da neanche due anni, il sogno di avere un figlio si era avverato e a quei tempi aveva otto mesi. Avevamo scelto il nome anni prima durante quei momenti in cui la vita sembra ruotare intorno al sogno di immaginare un futuro insieme.
Mio marito mi aveva conosciuta come un “Colonnello”, una persona forte, una che risolveva qualsiasi problema. La compagna che non si era mai tirata indietro nell'aiutarlo ogni volta che aveva avuto qualche infortunio a calcio, la donna che non aveva mai avuto paura di nulla.
In quel momento invece mi vedeva soffrire, psicologicamente e anche tanto fisicamente. Così tanto che all'inizio della terapia spesso non riuscivo a muovermi e mi doveva portare lui dal divano al letto.
Forse il punto sta proprio nel fatto che mi ha sempre vista come una che non avrebbe mai potuto avere bisogno di aiuto, una roccia che non poteva essere scalfita da niente e da nessuno. Così, anziché aiutarmi, anziché starmi vicino ha preferito far finta di nulla, continuando la sua vita e pretendendo che io continuassi la mia come avevamo immaginato tanti anni prima, al tempo in cui la nostra unica preoccupazione era quella di giocare a scegliere il nome per il figlio che avremmo avuto.
Solo che lui poteva permettersi il lusso di far finta, io no. Io ce l'avevo dentro il male, e la terapia tre volte a settimana mi buttava talmente giù che far finta di nulla era impossibile.
E allora gli anni passano e tu, giorno dopo giorno, ti rinchiudi sempre di più in quel barattolo. E quel tappo diventa sempre più ermetico tanto da non lasciare nemmeno più a qualcuno la possibilità di fare almeno un tentativo, un piccolo sforzo affinché possa, non dico aprirsi di scatto, ma almeno allentarsi un tantino. Questo è quello che mi è successo, così sono finita dentro quel barattolo. Non voglio giudicare e nemmeno cercare risposte a domande che mi sono posta troppe volte sui tanti “Perché”.
Ho trascorso troppi anni a cercare di comprendere il Perché mi sono dovuta sentire così sola. Eppure la mia sofferenza era ben visibile. A parte gli effetti evidenti della malattia, non sono una che sa fingere, se sto male si vede. Eccome se si vedeva!!!
Forse doveva andare semplicemente così. A me quantomeno. E non condanno nessuno, magari non avevano i mezzi o semplicemente si sono rinchiusi anche loro in barattoli di sofferenze, paure, disagi e fragilità. Chissà. Quello che cerco di far capire a chi legge è che non deve andare così, non si deve far finta che il problema non ci sia, si deve solo avere la forza di affrontarlo. Non è lasciando sole le persone che soffrono che ci si allontana dal problema. Tanti barattoli uno vicino all’altro continueranno a rimanere chiusi in se stessi per sempre. Forse, invece, tanti piccoli sforzi quotidiani, soprattutto di chi ne ha le forze, la capacità, di tutti coloro che ti stanno vicino, potranno piano, piano, allentare quel maledetto tappo, fino al giorno in cui, come per magia, voilà, si svita definitivamente.
Io ho avuto la gran fortuna di uscirne con le mie sole forze, aprendo quel tappo con tutta la volontà che avevo. Non volevo più vivere dentro quello strano involucro, volevo dar sfogo al mio essere. C'è chi, invece, per un motivo o per l'altro quella via d'uscita non la trova, quel tappo non lo toglie perché non ha le forze per farlo. Chi gli sta vicino, piuttosto, non deve mai abbandonare la partita. A volte basta un piccolo sforzo da parte di tutti, giorno dopo giorno, senza mai darsi per vinti e voilà…. Io finalmente posso farlo, tolgo il tappo e chiudo gli occhi delicatamente, così avverto meglio tutti i magici aromi inebrianti che escono da quel barattolo. E continuo a ripetermi che era proprio ora! Sento il profumo del mare, quel mare che mi da il senso di pura libertà, delle onde che a volte sono inesistenti e lo rendono piatto e calmo ed altre, invece, lo fanno increspare fino a farmi capire che in quell’istante è iroso e arrabbiato. Ma che importa, sentirsi così liberi di vivere ed esprimersi è meraviglioso...
Come meravigliosa è l'Albanella di Uliassi, l'espressione concentrata del mare, nei profumi e nel gusto. Lì dentro nulla va perso, rimane tutto nel barattolo, ma anche in questo caso, solo quando lo si apre si può godere appieno tutta la sua essenza, la sua intensità!!
E allora perchè aspettare???
Via di corsa in cucina!!!

Ingredienti per 4 persone:
24 vongole super ( sono le venus gallina piu grandi )
8 cozze di Portonovo
4 scampetti tagliati a meta da 40 gr ognuno
4 mazzancolle
4 cannocchie intere
4 granchi piccoli
4 spicchi di aglio intero
1 stecca di Lemon grass
4 foglie di basilico
4 stecche di sedano di 5 cm di lunghezza e il diametro di 3\4 millimetri
4 cipollotti piccoli
3 dl di brodo di pesce
3 dl di acqua di vongole aromatizzata con lemon grass e basilico
4 pomodori datterini
Qb di olio extra
Qb pepe
Peperoncino

Procedimento

Acqua di vongola aromatizzata al lemon gras e basilico
1 kg di vongoline (venus gallina più piccole)
10 foglie di basilico
1|2 stecca di lemon gras
In un tegame con poco olio mettere il basilico e il lemon gras tagliato a pezzi, le vongole e 100 gr di brodo di pesce
Far aprire le vongole in modo da ricavarne tutta la loro acqua .
Buttare le vongole con il mollusco ormai inutilizzabile
Filtrare l’acqua al colino e poi in una pezza di lino x togliere l’eventuale sabbia
Tenere da una parte

Per i crostacei
Prendere tutti i crostacei (tranne le cannocchie) e farli rosolare velocemente in una padella con un poco di olio e bagnare con abbondante brodo di pesce.
I crostacei debbono rimanere di colore perlaceo quindi debbono essere cucinati molto poco.
Nel brodo di cottura dei crostacei, cucinarci poi anche le cannocchie (rigorosamente vive e saltellanti).
Gettarle poi in acqua e ghiaccio.
Pulire le cannocchie togliendogli il carapace.
Tenere da una parte tutti i crostacei.

Per le vongole Super e le cozze
Nel brodo di cottura dei crostacei in ebollizione tuffare le vongole super x 20 secondi e le cozze x 1,30 minuto
Le vongole rimarranno sicuramente chiuse. Aprirle allora con un coltellino.
Unire al brodo di cottura dei crostacei, l’acqua di cottura delle vongoline aromatizzata al lemon grass
Far ridurre fino a che non raggiunga un sapore intenso e sapido.
Emulsionare con un poco di olio extra vergine e tenere da una parte

Per l’aglio
Prendere uno stecchino, tagliare l’aglio a metà, infilare la prima metà dell’aglio con la parte tagliata verso l’interno, infilare un pezzo di peperoncino, ed un poco di lemon gras. Chiudere con l’altra parte dell’aglio come se fosse un sandwich

Per le verdure
Scottare i cipollotti
Scottare le stecche di sedano
Freddare subito il tutto in acqua e ghiaccio

Montaggio della albanella
In 4 albanelle basse e panciute, suddividere tutti gli ingredienti: le verdure, gli aromi, i crostacei e i molluschi .
Bagnare con 2 dita di sugo di crostacei ridotto ed emulsionato
Chiudere ermeticamente .

Accendere il forno a 180°
Nel fondo di una teglietta, che possa contenere le albanelle, mettere un torcione (altrimenti si potrebbero rompere in cottura) poi le albanelle e l’acqua fredda fino a quasi metà vaso.
Mettere in forno e cucinare per otto minuti da quando l’acqua è sul punto di bollire.
Far attenzione a togliere le Albanelle dall'acqua e ad appoggiarle su di un piano freddo perchè potrebbero rompersi, quindi asciugarle e scuoterle un pochino in modo da mandare il sugo dappertutto e mi raccomando: fate attenzione ad aprirle con un tovagliolo rivolte all’esterno in quanto potrebbero schizzare. E ora godetevi questo spettacolo di aromi e sapori!!!!

Annusare profondamente dopo averla aperta, possibilmente ad occhi chiusi.... e poi degustare magari accompagnate da delle belle fette di pane bruschettato.

Foto by Vanessa Illi

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