Il Dado è...tratto...

Il giorno successivo mi alzo, vado a lavoro in ufficio con una voglia irrefrenabile di tornare a casa per preparare qualcosa che mi potesse curare nell'interiorità più profonda, che potesse in qualche maniera eliminare le lesioni interiori che questa malattia mi aveva creato. Tornando in auto mi fermo da quello che io chiamo scherzosamente il Dottore della Frutta e Verdura. Lui è come se riuscisse a fare una risonanza ai contenuti delle sue cassette esposte. Se gli chiedi: come sono quelle mele? Lui te ne dice tutte le caratteristiche aromatiche, di consistenza e di sapore. E’ semplicemente meraviglioso!
Luigi mi dà per favore 700 gr di carote, 300 gr di sedano e quattro belle cipolle di Tropea?

Rientro di nuovo a casa, esco in terrazza e prendo sei belle foglie di salvia, un rametto di rosmarino e un bel mazzetto di prezzemolo.
In cucina sciacquo gli aromi che ho raccolto e inizio a pulire e tagliare le verdure. Grossolanamente, perché ho anche voglia di dare una bella lezione a quel mio insopportabile perfezionismo. Poi prendo quattro spicchi di aglio e gli tolgo l'anima (non so perché ma questa cosa di dire allo spicchio “ti tolgo l'anima” mi piace proprio, prima o poi approfondirò, lo prometto!).

Ho tutto pronto sul tagliere a pezzi irregolari e grossolani, e questo mi fa sentire stranamente bene. Apro l'anta della dispensa in cui ho riposto il mio Sale di Cervia e ne prendo circa 500 gr di quello grosso, lo metto nella pentola alta, antiaderente, e ci tuffo dentro le verdure. I colori sono meravigliosi: il bianco del sale, il verde nelle sue varie tonalità, il rosso della cipolla, l'arancione della carota.
Metto sul fornello, accendo al minimo e chiudo con il coperchio. Dopo qualche minuto la casa viene pervasa dal profumo delle verdure. E io sto già decisamente meglio, molto meglio!

Lo lascio andare così un'ora, godendomi ogni singolo istante, e spengo senza averlo mai mescolato. E’ lì e fa da solo, basta metterlo a fiamma bassissima. Prendo la pentola e rovescio tutto il composto nel robot, sale e acqua delle verdure comprese, lo frullo fino a diventare una purea. Intanto ho provveduto ad accendere il forno, il mio amato forno, a 150°C. Prendo la placca, la rivesto di carta forno e ci rovescio tutto il composto.
Ora è lui ad aver bisogno di me, sono io che lo devo curare, quindi lo mescolo spesso per evitare che bruci ai bordi, che è la sua parte più delicata. Ma è un compito che faccio volentieri, tra esseri fragili ci si capisce. Un mutuo e reciproco soccorso. Questo finché non si sarà asciugato completamente e sarà disidratato. Ci vuole un po’ di pazienza ma ne vale la pena.

Una volta disidratato, lo metto di nuovo nel robot pulito e asciutto e lo polverizzo!
Ottenuta la polverina magica, prendo dei contenitori a forma di provetta, ci verso quella che per me è l'essenza della medicina della Felicità e le appoggio bene in vista sul piano della cucina. Lo tengo pronto per le mie minestre, i risotti, come insaporitore di carni. A volte apro semplicemente la provetta per sentirne il meraviglioso aroma e poi lo richiudo, quasi si trattasse davvero di una pozione magica in grado di darmi tutta la forza e il coraggio di cui sento un gran bisogno. Sono pazza lo so. Ma se lo farete, capiterà anche a voi, ne sono certa, non potrete resistere alla tentazione di inalare un po’ di Felicità…

Foto by Vanessa Illi

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