In fondo è... un'infusione...

Prometti a te stesso di infondere bontà‚ bellezza‚ amore ad ogni persona che incontri; di far sentire a tutti i tuoi amici che c’è qualcosa di grande in loro; di guardare al lato bello di ogni cosa e di lottare perché il tuo ottimismo diventi realtà. Prometti a te stesso di pensare solo al meglio‚ di lavorare solo per il meglio; di aspettarti solo il meglio‚ di essere entusiasta del successo degli altri come lo sei del tuo. Prometti a te stesso di dimenticare gli errori del passato per guardare a quanto di grande puoi fare in futuro‚ di essere sereno in ogni circostanza e di regalare un sorriso ad ogni creatura che incontri; di dedicare così tanto tempo a migliorare il tuo carattere da non aver tempo per criticare gli altri. Prometti a te stesso di essere troppo nobile per l’ira‚ troppo forte per la paura‚ troppo felice per lasciarti vincere dal dolore.
(Christian L. Larson)

Così arrivò il giorno della mia Prima Infusione.
Location: Day Hospital Clinica Medica Piano II

Mi ero messa in tiro, perché agli appuntamenti non bisogna mai presentarsi come capita.
Parcheggio, entro, raggiungo la location dell’appuntamento e lì trovo molte altre persone che avevano ricevuto un invito come il mio. Party, happy hour, vernissage? Ne dubitai.
Dai volti di chi entrava e usciva da quella stanza era lampante che non mi avrebbero offerto alcun Martini. Ah, il mio adorato Martini, ne avrei avuto davvero un gran bisogno in quel momento, altro che cocktail della casa. Al solo pensiero non riuscivo più nemmeno a sorridere delle bizzarre immagini che la mia testa aveva appena disegnato nel disperato tentativo di sdrammatizzare un po’.

Arriva il mio turno. Si avvicina un tipo vestito Total White. Mi è impossibile non giudicarlo davvero poco elegante: la giacca non era su misura, il pantalone ampio e lungo tanto da finire sotto il tallone e poi quegli zoccoli verdi in gomma, no. Non ci siamo proprio! Sarà lui il Barman, l’uomo che mi offrirà il mio primo cocktail della casa? Lo seguo, non ho altra scelta. Mi fa accomodare informandomi che mi sarà prelevato un campione di sangue. Quante storie per un cocktail- mi son detta. Procediamo al prelievo e un liquido Rosso Fuoco comincia a fluire dal mio braccio. Caspiterina che bel RAL ha il mio sangue!!! Si intona anche con il mio smalto!!!
Poco dopo, mentre sto seduta su una poltrona un po’ vintage, mi portano il mio liquido incolore e inizia l'aperitivo di benvenuto. Le mie compagne di stanza non sembrano così entusiaste. Basta qualche istante e capisco anch’io perché. Quel liquido che scorre nelle vene è terribile, si fa sentire immediatamente e causa non pochi malesseri. Alprostar, si chiama. Già, non è così che siamo in fondo? Star. Stelle. Si, in questa stanza ci sono tante stelle che si aggrappano con tutte le forze ad un cielo scuro, ad una notte di cure e terapie, per non precipitare nel nulla. Quale sarà la prossima a cadere? E voi laggiù tenete pronto un desiderio, non si sa mai, potrebbe accadere da un momento all’altro. Soldi, amore, salute. Avete un sacco di desideri da esaudire e di sogni da realizzare. Cosa vi importa se un’altra stella molla, si lascia andare, cede, crolla, viene giù...

Quanto silenzio in questo cielo buio. Ci fosse almeno un po’ di musica di sottofondo, un’aria da canticchiare. Comincia a darmi ai nervi, non lo sopporto più tutto questo silenzio. Ho una gran voglia di sorridere. No, non è una voglia, è un bisogno, una necessità. Possibile che nessun’altra stella qui dentro abbia voglia di brillare anche un po’?

Allora respiro e butto là una battuta. Nessuna reazione evidente, anche se ho la sensazione che abbiano apprezzato, nonostante i loro volti siano ancora tirati. Poi una signora tira fuori un pacchettino dalla borsa e inizia a mangiucchiare qualcosa. È metà pomeriggio. Neanche me ne rendo conto e apro di nuovo bocca, è più forte di me. “ Bella festa ci hanno organizzato! Ci offrono sono liquidi. Certo che adesso altro che snack confezionati, qui ci starebbe bene un bel dolce che solo a guardarlo ti strappa per forza un gran sorriso!!!”
Sono scoppiate tutte a ridere e in quell'istante ho capito che anche loro avevano voglia di tornare a brillare, a risplendere di quella luce che ognuno di noi ha quando sorride.

Abbiamo iniziato a raccontarci le nostre vite. Sembravano mosse da una nuova forza , da una rinnovata energia. Erano un fiume in piena, uno strumento musicale che ha atteso da troppo tempo il momento della sua entrata, e ora non può più far tacere la propria voce. Io a quel punto ascoltavo in silenzio. Continuavo a guardarle e più parlavano più mi accorgevo di quanto più che la malattia il nostro più grande nemico era quello di piangerci addosso. Qualunque fosse lo strumento che in quel momento faceva prevalere la propria voce, eravamo comunque un coro, un’orchestra, una sinfonia. Era incredibile come dentro di me in quell’istante, potessi sentire tutta la drammaticità della loro lotta e della loro sopravvivenza, e quella voglia che ogni tanto sale, come un crescendo, di mollare tutto, anche quel cocktail, e lasciar progredire liberamente la malattia senza doversi più aggrappare disperatamente a quel cielo...

Tornata a casa avevo in mente due colori che mi avevano colpito: quel Rosso Fuoco e il bianco del Barman demodé. E ora che si fa?
Comincio a prendere lo zucchero a velo non vanigliato, lo zucchero semolato e le uova. Appoggio tutto sul piano della cucina ma c'era troppo White. Quel Barman aveva bisogno di un po’ di colore, e la cromaticità in quella giornata aveva una sua importanza. Allora apro il frigo e prendo le fragole che avevo acquistato la mattina, perchè non si può uscire da Luigi senza aver acquistato un cestino di deliziose fragole che ha disposto in bella vista.
Accendo il forno a 80° e intanto apro le uova che devono essere a temperatura ambiente. Prendo solo il bianco dell'albume (i rossi me li lascio per fare dei biscottini con il tuorlo sodo. Magari prima o poi ve li racconterò!), quando le apro utilizzo sempre due ciotole, nella prima in verso l'albume e controllo se ci sono tracce di tuorlo. Se è così, lo metto nell'altra posta sulla bilancia, altrimenti lo metto da parte. Perché solo senza tracce di tuorlo trovo che l'albume si monti alla perfezione ed è quello che io voglio.
Faccio questa operazione finchè non avrò raggiunto un peso di 80 gr di albume.
Poi peso 80 gr di zucchero semolato e 80 gr di zucchero a velo.
Metto l'albume nella planetaria, ma si potrebbe anche montarli in una ciotola con uno sbattitore a fruste, aggiungo qualche goccia fatta cadere da uno spicchio di limone e faccio andare finchè non inizia a formarsi una schiuma e questo significa che gli albumi si sono rotti (di girare), ma è solo l'inizio.
Inserisco pianissimo lo zucchero semolato e faccio andare ancora finché la meringa non è ben soda, poi lo zucchero a velo sempre piano piano e faccio andare così fino a che tirando su le fruste la meringa non è decisamente ben montata tanto da lasciar formare una sorta di becco d'oca tra le fruste e la meringa nella ciotola che mantiene la forma e non torna seduta giù.
A questo punto prendo una sac a poche usa e getta, metto la bocchetta liscia grande e inserisco dentro la mia meringa. Mi procuro una placca e la rivesto di carta forno, inizio a disegnarci sopra un cerchio e lo ricopro completamente di meringa senza lasciare spazi liberi. Poi ripasso un secondo strato sopra il cerchio disegnando una spirale che lasci finalmente spazio, quando sarà il momento alla mia voglia di colore....
Metto in forno ad asciugare a 80° per almeno dieci ore. Certo dipende anche dalla grandezza, ma per asciugare ci vuole tempo e io intanto posso far altro.
Eccola pronta e asciutta, friabile, croccante.
La bassa temperatura l'ha fatta rimanere del bianco candido del Barman.
Bene, ora tocca a noi Total White! Vai di colore!
Prendo le fragole, le lavo e gli taglio via le foglioline. E intanto una me la mangio, non resisto alla voglia di assaggiarle, devo pur sentire se son dolci o se devo aggiungere zucchero. Le taglio grossolanamente e le frullo con il minipimer ad immersione. Le riassaggio e non aggiungo zucchero perchè mi sembra perfetto così visto che va sulla meringa già dolcissima e mi piace il contrasto che danno questi due sapori. Passo tutto al colino così tolgo quei semini neri delle fragole.
Ora ho tutto pronto, prendo la meringa e verso sopra gli spazi rimasti vuoti dalla seconda forma a spirale quel fantastico liquido rosso.
Mi piace vederlo scorrere sulla meringa, non so perché ma mi ricorda qualcosa...
Poi prendo delle violette candite che la Signora Paola, mamma di un'amica, mi aveva regalato e le appoggio qua e là, prendo un limone e ne ricavo delle striscioline sottili con un rigalimoni e, infine, aggiungo qualche fogliolina di timo.

Bene, ora sto meglio, quel bianco e quel rosso ora non appartengono più a quel brutto appuntamento. Ora sono colori bellissimi, sono qui a disegnare questo magnifico dolce.
E uno strano pensiero mi strappa un sorriso.
Se le persone che conosco, fanno affidamento su di me per esaudire i propri desideri, ne avranno da aspettare.
Eh si signori, perchè io non ho alcuna intenzione di cadere, anzi!
Più che un pensiero, un’infusione di coraggio...

Foto by Vanessa Illi


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